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GIORNI DI LOTTA NELLE UNIVERSITA’. MA PERCHE’?

 
(Mariastella Gelmini Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca)
Cari amici, vorrei con questo "piccolo" intervento fare un po’ di chiarezza sul perché in questi giorni le università in tutt’Italia protestano occupando gli Atenei e scendendo in piazza.

Il nodo della protesta è la ormai conosciuta da tutti, almeno a parole, Legge 6 agosto 2008, n. 133 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", la famosa legge Finanziaria elaborata dal Governo per il prossimo triennio.

Il capo V di questa Legge è intitolato Istruzione e Ricerca ed è composto da tre articoli che introducono delle novità sul fronte scuola ed Università. Il nodo delle discordi è soprattutto l’art. 16 della legge rubricato “Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”. Quest’articolo praticamente concede alle Università la FACOLTA’ di trasformarsi in fondazione di diritto privato, staccandosi dunque dall’apparato statale. La trasformazione degli atenei in fondazioni sta spaventando gli studenti che hanno l’errata e indotta convinzione che questo porterà degli svantaggi agli studenti, soprattutto in merito alle tasse universitarie, che, secondo alcuni, subiranno un incremento spropositato e insostenibile verso l’alto.

Vorrei a tal proposito tranquillizzare tutti gli amici che stanno leggendo questo mio intervento, perché questo non è assolutamente vero e non succederà. La spiegazione del perché non avverrà quello paventato dalle sinistre italiane sta nello stesso art. 16 della legge 133/08 che all’ultimo comma recita: “14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.”

Questo comma in parole povere afferma che si continuerà ad applicare il D.P.R. n. 306/1997 che stabilisce che “la contribuzione studentesca non può eccedere il 20% dell’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato”. Questo è dunque un vincolo che non può essere eliminato che garantirà agli studenti dai presunti aumenti delle tasse. Tutti gli studenti potranno quindi, almeno sotto questo punto di vista, dormire sonni tranquilli.

Altro problema è quello dei tagli. Questo punto può trovare riscontro in quanto i tagli ci saranno ma, nella misura del 4% in cinque anni del Fondo di finanziamento ordinario, fermo restando però il reperimento e il mantenimento delle risorse spettanti a ciascu Ateneo che operi una rigorosa politica di bilancio. Via gli sprechi dall’Università, così come da ogni altro ente e istituzione pubblica, secondo una linea chiara di rigoroso rispetto delle regole avviata da questo governo. Non possiamo infatti più permetterci l’apertura a pioggia e a caso di corsi di laure e corsi di laure specialisti in non meglio precisate materie che creano un numero esiguo di dott. In non meglio precisate materi, attivati solo e soltanto per attrarre qualche studente in più e per, soprattutto, distribuire cattedre a destra e a manca, ai soliti amici degli amici, figli di, ecc, ecc. Queste situazioni le abbiamo vissute e le viviamo quotidianamente nelle nostre facoltà, perché se c’è qualcuno che vuole mettere mano per eliminare queste situazioni si protesta???!!

Chiarito il fatto che non saranno aumenteranno le tasse universitarie, un altro punto è da chiarire, l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni potrà finalmente attrarre l’interesse delle grandi aziende che potranno investire capitali nelle università, primo per avere un vantaggio fiscale, secondo per avere formate quelle figure professionali che realmente servono al paese, il tutto contornato da una gestione finalmente manageriale e non politica degli Atenei. Allora io mi chiedo e vi chiedo, è giusto o è sbagliato tutto questo?

Altro punto che non è venuto ancora alla ribalta e che chi protesta si guarda bene dal citare, sono le disposizioni dell’art. 15 della legge 133/2008 che rubricato :Costo dei libri scolastici”, impone che tutti i testi adottati da tutte le scuole di qualsiasi ordine e grado, siano reperibili su internet e scaricabili da internet dagli studenti in maniera tale da ridurre sensibilmente i costi che gravano sulle famiglie ogni anno con l’inizio di un nuovo anno scolastico. Questa è una norma che va sicuramente a vantaggio delle famiglie e degli studenti ma di questo non si parla, la sinistra si guarda bene dal dire che nella 133 esiste anche una norma del genere e pensa solo a creare disinformazione e paura tra gli studenti e nelle famiglie di questi.

Quindi secondo il mio parere le occupazioni di questi giorni sono assolutamente infondate e basate sul nulla. Ovviamente con questo non voglio dire che forme di dissenso non siano ammesse, anzi, sono stati i nostri padri costituenti che, nella loro lungimiranza e saggezza ci hanno consentito di esprimere il nostro dissenso anche andando nelle piazze liberamente. I comportamenti di questi giorni però vanno al di la della legittima protesta perché, se è giusto garantire la libertà di manifestazione del pensiero è altrettanto giusto garantire quei studenti che non vogliono aderire alla protesta che scelgono di andare nelle loro facoltà per seguire le lezioni, per svolgere liberamente la loro attività didattica, per fare una cosa per cui hanno pagato tasse a volte molto troppo elevate. Impedire a loro di fare questo è una violazione di un diritto all’autodeterminazione che dovrebbe essere inviolabile. E allora è giusto mandare la polizia negli Atenei? Probabilmente no, però è giusto difendere tutti quei studenti che si sentono lontani da questa ormai vecchia lotta di classe che qualcuno ancora si sente di portare avanti e che vogliono vivere nel pieno delle loro convinzioni la vita universitaria.

Da persona che ormai è fuori dall’università, penso che ci sia bisogno di un intervento serio e fermo. Penso che il Ministro abbia avviato un percorso che può portare l’università italiana lungo la strada giusta, così come penso anche che tutto può essere migliorato, compresa questa legge. Non è con le occupazioni, manovrate dai partiti di sinistra che alla vigilia di una manifestazione nazionale indetta mesi fa , si ricordano di protestare contro una legge emanata ad Agosto (perché quindi protestare solo adesso e non in fase di approvazione? Troppo vicine le vacanze????), che si ottengono risultati ma, con un sano e civile confronto. Spero che tutto torni al più presto alla normalità e che l’università italiano trovi presto una sua identità.

Specchia 23.10.2008

Beniamino INDINO



Pubblicato il 23/10/2008 alle 18.36 nella rubrica Diario.

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